martedì 2 giugno 2020   14:43

Chef Romano: «La situazione ormai è drammatica, senza le cerimonie sarà la fine»

Lo sfogo del titolare del “Me Restaurant” a Pizzo «abbiamo dovuto lasciare a casa oltre la metà dei dipendenti. Hanno fatto ripartire il campionato di calcio perché noi no? I soldi sono sempre meno»

di Cristina Iannuzzi
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Chef Giuseppe Romano ha riaperto il suo "Mé Restaurant" a Pizzo da una settimana, non prima di avere sanificato i locali e predisposto i tavoli in base alle nuove disposizioni. Ora però bisogna rimettere in moto tutto. Ci sta provando con la voglia e la tenacia che gli appartengono: «È per noi una nuova avventura, una nuova ripartenza. Viviamo alla giornata. Non sappiamo cosa succederà nell'immediato futuro – ammette - la gente ha ancora tanta paura di uscire e i soldi sono sempre di meno». 

 

«Banchetti annullati»

Ci mostra la sua agenda. Decine e decine di prenotazioni per cresime, comunioni, battesimi, senza considerare i matrimoni, tutte annullate. Tutte rinviate a data da destinarsi: «Perché non hanno fatto ripartire anche le cerimonie religiose – si domanda il ristoratore - così come sono ripartiti i campionati di calcio e gli eventi di spettacolo... » Dalle cresime, comunioni e battesimi, i ristoratori traevano un' importante fonte di reddito. Un motivo per dare impiego a tanti addetti che adesso resteranno a casa.

 

Il dramma degli stagionali

«Oltre la metà dei dipendenti li abbiamo dovuti lasciare a casa. Il nostro è un paese che vive di turismo, settore messo a dura prova dal Covid-19. La speranza è che i vacanzieri tornino a ripopolare le nostre città, i nostri mari e tornino nei nostri ristoranti».Chef Romano non nasconde la sua preoccupazione: «La situazione - dice - è drammatica. Basti pensare che ad oggi si registra un 70% di clientela in meno e un ammanco da 100 mila euro. Il personale è in cassa integrazione e gli stagionali sono fermi».

 

Appello a Governo e Regione

Servono dunque risposte, da Governo e dalla Regione. «Devono capire che noi abbiamo una difficoltà enorme. Ogni giorno riceviamo telefonate dei nostri dipendenti che vorrebbero tornare a lavorare. Ma gli dobbiamo dire di no. Almeno per il momento». Un presente difficile e un futuro incerto: «Il domani mi preoccupa - conclude -. E' vero che il virus si è indebolito, ma che facciamo se domani ritorna?».

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