domenica 11 ottobre 2020   14:00

Fondazione Campanella, “cancellati” debiti per 94 milioni di euro: beffati dipendenti e fornitori

La Corte di Cassazione ha messo la parola fine sui crediti che l’ex polo oncologico sosteneva di vantare nei confronti della Regione. Di conseguenza, anche chi doveva ancora essere pagato dalla struttura soppressa nel 2014 resta a bocca asciutta (ASCOLTA L'AUDIO)

di Luana  Costa
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Si aggira ancora redivivo lo spettro dell'ex fondazione Tommaso Campanella. Polo oncologico catanzarese deceduto per le cronache il 6 ottobre del 2014 grazie ad una chirurgica operazione di messa in liquidazione ma nei fatti ancora viva per chi risulta iscritto nell'elenco dei creditori.

700 creditori e 94 milioni 

Ben 700 coloro i quali - tra fornitori, dipendenti ed enti pubblici - vantano crediti plurimilionari nei confronti della bad company suicidata sei anni fa assieme al suo gravoso carico di debiti. Sono 94 i milioni di passivo che il Tribunale di Catanzaro ha riconosciuto al momento dell'instaurazione della procedura concorsuale. Macigni di cui la sanità calabrese è riuscita prontamente a disfarsi gettando in mare la struttura sanitaria nata per curare i malati oncologici.

Fornitori e dipendenti

Dei debiti mostruosi di cui il polo oncologico nel corso degli anni era stato zavorrato, oggi non rimane traccia nei bilanci regionali. Resta però nei conti economici di fornitori, dipendenti e enti pubblici che ancora oggi attendono di incassare gli importi relativi a servizi e beni ceduti e ad attività prestate. Ammontano, ad esempio, a circa 18 milioni di euro i crediti che i fornitori privilegiati vantano nei confronti dell'ex fondazione. In coda risultano altri 80 milioni da versare a case farmaceutiche, ditte private e dipendenti: 285 unità lavorative impiegate per anni nei reparti del polo oncologico. Dopo sei anni c'è ancora chi vanta mensilità arretrate o trattamenti di fine rapporto del valore anche di 100mila euro ciascuno.

I crediti dissolti

E come spesso accade a pagare il conto più elevato non sono mai le pubbliche amministrazioni - che pure quel mostro giuridico avevano contribuito a creare - ma i calabresi. Svanisce, infatti, con una pronuncia della prima sezione civile della Corte di Cassazione la possibilità per i creditori di rientrare in possesso delle somme milionarie vantate. La procedura concorsuale aperta all'indomani della messa in liquidazione dell'ex polo oncologico si reggeva, infatti, solo sulle cause innescate dalla fondazione per il recupero dei crediti da riscuotere nei confronti della Regione Calabria, socio fondatore della struttura assistenziale assieme all'università Magna Graecia.

La sentenza di primo grado

Il Tribunale di Catanzaro nel novembre del 2015 aveva infatti condannato la Cittadella a versare 81 milioni di euro: oltre 25 milioni quale dotazione iniziale per l'acquisto di attrezzature e tecnologie, 47 milioni e mezzo quale dotazione per il funzionamento delle attività per gli anni 2006 e 2007 e ulteriori 7.893 euro quale differenza del contributo deliberato dalla Regione per le annualità 2009 e 2010 e le somme effettivamente erogate. 

La marcia indietro della Cassazione

Ebbene quelle somme dopo sei anni di battaglie giudiziarie non sono affatto dovute. Secondo la Suprema Corte, la fondazione non ha titolo a riottenere le somme relative alla dotazione per l'acquisto delle attrezzature e delle tecnologie perchè queste sarebbero state già in possesso dell'università, socio fondatore assieme alla Regione. E infine neppure i crediti per il funzionamento delle attività avrebbero ragion d'essere poichè il contributo annuale sarebbero dovuto essere parametrato al numero dei posti letto attivati e alle attività assistenziali effettivamente erogate.

La bad company

Insomma, nulla ha da pretendere oggi l'ex polo oncologico che pur prestando attività assistenziale ai malati oncologici, frutto di una inedita commistione tra pubblico e privato, non incassava i corrispettivi dei ticket sanitari, incamerati invece dal policlinico universitario Mater Domini all'interno del quale ha operato per anni gomito a gomito in uno abbraccio tanto simbiotico quanto letale. Zavorrata di costi, quelli sostenuti per il mantenimento delle unità operative e del personale, e poi suicidata assieme ai creditori che difficilmente a questo punto riusciranno a batter cassa.

L'innesco esplosivo

Ma lo spettro dell'ex polo oncologico ancora si aggira con tutta la sua portata esplosiva generando effetti sul bilancio del policlinico universitario - che ha chiuso nell'esercizio finanziario 2019 con un disavanzo di ben 154 milioni di euro. E a cascata sul bilancio della sanità calabrese, il cui deficit ha sfondato quota 200 milioni di euro suscitando le ire del ministero della Salute e del Mef. Il capitolo finale però sulla bad company suicidata potrebbe giungere dall'esito dei controlli disposti dalla Procura che attraverso la Guardia di Finanza ha acquisito fascicoli e documentazione dagli uffici amministrativi dell'azienda avviando una serie di indagini. 

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