mercoledì 30 dicembre 2020   08:03

Rosarno, crisi agrumicola: il Consiglio comunale chiede aiuto al Governo

La pandemia ha colpito duramente un settore, quello delle clementine, già in crisi. Per questo motivo l'assemblea chiede un intervento in favore degli agricoltori

di Redazione
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Il Consiglio comunale di Rosarno ha deliberato ieri di chiedere misure straordinarie per il comparto delle clementine della Piana di Gioia Tauro. Un mercato in crisi per l’emergenza coronavirus.
Alla fine della seduta è stato licenziata una richiesta formale da inoltrare al ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nonché alla Regione ed alla Comunità Europea, per chiedere «misure straordinarie – si legge nella delibera - sottoforma di ristori, a favore degli agricoltori pianigiani».

La Piana di Rosarno-Gioia Tauro rappresenta «una delle aree più estese in cui si coltiva il clementino, un territorio a vocazione principalmente agricola. La maggiore fonte di reddito per le tante famiglie pianigiane è rappresentata dai proventi derivanti dalla vendita annuale di questo pregiato agrume».

«A dispetto di una trentina di anni fa – scrivono i consiglieri comunali - quando le aziende agricole locali erano altamente redditizie e perlopiù di dimensioni molto ridotte, con il passare del tempo il settore ha iniziato ad attraversare una crisi cronica ancora in corso e determinata da diversi fattori: alcuni di natura congiunturale, altri di natura sistemica, ai quali quest’anno si è aggiunta anche la pandemia da Covid-19, che ha di fatto segnato un articolato crollo di mercato con consequenziali, ragguardevoli danni economici».

«Per le motivazioni» il Consiglio comunale di Rosarno ha deciso «di richiedere al Governo Nazionale ed in particolare al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nonché alla Regione ed alla Comunità Europea, che, con le risorse a disposizione, con riferimento alla crisi del comparto delle clementine, si prevedano delle misure di carattere straordinario a sostegno degli agricoltori locali che abbiano subito danni alle loro produzioni, rimaste quasi totalmente invendute anche a causa delle limitazioni nei consumi determinati dalla pandemia da Covid-19».

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