giovedì 31 dicembre 2020   17:02

2020, la morte di Jole: il lutto dei calabresi per la prima donna presidente

L'anno si era aperto con la sua elezione e si è chiuso con l'intitolazione della Cittadella regionale alla governatrice Santelli prematuramente scomparsa lo scorso 15 ottobre a causa di una lunga malattia che non le ha lasciato scampo

di Salvatore Bruno
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Il 2020 l’ha consacrata alla guida della Cittadella, prima donna a giungere al timone della Regione. Poi l’ha lasciata andare nel silenzio della sua casa di Via Piave, a Cosenza.

La morte improvvisa

La mattina del 15 ottobre, una lunga scia di dolore e commozione ha attraversato la Calabria. La morte di Jole Santelli ha colto tutti di sorpresa. L’indomabile pasionaria della politica si è arresa a quel male che da anni la tormentava, eppure rimasto sempre nascosto sotto un velo di rispettosa discrezione. Anche per questo nessuno si aspettava un addio così prematuro, a soli 51 anni.

Legata all’impegno politico

Consapevole del tempo risicato ancora a disposizione, Jole Santelli avrebbe potuto dedicarsi a se stessa ed agli affetti più cari, sfuggendo allo stress delle responsabilità e delle complesse dinamiche derivanti dall’attività politica ed istituzionale. Dopo tutto aveva già alle spalle cinque legislature a Montecitorio, con prestigiosi incarichi da sottosegretaria di Governo. La sua parte dunque, l’aveva fatta.

La sfida della discontinuità

Ma davanti all’opportunità di prendere in mano le sorti della Calabria, non si è tirata indietro:  in quella inattesa richiesta di candidatura ha intravisto la possibilità di scavare un solco tra il passato ed il presente, di condurre battaglie di progresso e di riscatto, di imprimere una discontinuità profonda rispetto a chi l’aveva preceduta. Ha intravisto la possibilità di lasciare un segno tangibile del proprio impegno. Raccolta la sfida, non ha avuto il tempo di giocarsi la partita. Frenata prima dal Covid, poi dalla malattia.

Il tributo delle istituzioni

Acceso lo scontro con il Governo sulla gestione della pandemia, innescato dalla ordinanza del 30 aprile con la quale Jole Santelli aveva deciso di anticipare, rispetto al Decreto varato da Giuseppe Conte, l’apertura di bar, ristoranti e di altri esercizi pubblici. Con Palazzo Chigi il duello era andato avanti anche dopo la scelta a giugno di riaprire le discoteche. E però in quel sussulto di ribellione, a prescindere dalla correttezza o meno delle posizioni in campo, la Calabria si era guadagnata uno spezzone di ribalta nazionale, di riconoscimento alla presidente di un certo spessore che le consentiva di dialogare alla pari con le massime autorità dello Stato. Sottolineato poi dalla presenza dello Stato ai funerali celebrati nella chiesa di San Nicola, cui hanno preso parte lo stesso Presidente del Consiglio, il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese e la Presidente del Senato Elisabetta Casellati.

Il peso delle decisioni

E forse, con Jole Santelli, mai sarebbe andato in scena il balletto della nomina dei commissari alla sanità, con tutto lo strascico mediatico che ne è derivato. «Nei momenti difficili gli amministratori hanno la responsabilità delle decisioni – aveva detto nell’ultima intervista video della sua vita, rilasciata proprio al nostro network, dieci giorni prima del decesso – E al di là dei consulenti, di chi ti sta vicino, ti trovi in solitudine ad assumerle».

Il regalo dei calabresi

Nel giorno del suo compleanno, il 28 dicembre scorso, a Jole Santelli è stata intitolata la Cittadella di Germaneto. L’ultimo regalo dei calabresi in questo anno doppiamente triste e travagliato che non vediamo l’ora di lasciarci alle spalle.

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