martedì 2 marzo 2021   14:31

La Figc punisce la Reggina per l'errata gestione dei casi Covid nella Primavera

Multa alla società, al presidente Gallo e al medico sociale Favasuli. Fra le colpe, quelle di non aver messo il gruppo in quarantena e di averlo fatto partire per la trasferta in Campania nonostante un accertato caso di positività al Covid

di Redazione
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Dell’approssimazione e della superficialità con la quale la Reggina aveva trattato i casi Covid all’interno della squadra Primavera ce n’eravamo già occupati. La vicenda, venuta a galla proprio attraverso gli articoli di LaC News24, aveva provocato la stizzita replica dell’allora dirigente del club amaranto Antonio Tempestilli, nonostante si fosse autorizzata la partenza della squadra per la trasferta di Salerno, rischiando così di provocare un altro focolaio, pur sapendo che un proprio tesserato fosse positivo al Covid.

La sanzione

Adesso è arrivata la decisione della Figc, che con un apposito comunicato ha sanzionato, a seguito di accordo intercorso fra le parti, la Reggina, per responsabilità diretta ed oggettiva, con 350 euro di multa, il responsabile sanitario Pasquale Favasuli e il presidente Luca Gallo con un’ammenda a testa di 262.50 euro, confermando così quanto avevamo denunciato a suo tempo.

La motivazione

Per come si legge dal Comunicato ufficiale numero 292/AA della Figc, al presidente Luca Gallo, nella veste di Amministratore Unico e Legale rappresentante del club, ed al medico sociale Pasquale Favasuli, nella veste di responsabile sanitario, viene innanzitutto imputato di “non aver vigilato sul rispetto delle norme in materia di controlli sanitari finalizzati al contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, in particolare per non aver fatto eseguire al Gruppo Squadra Reggina Primavera 2 il secondo test sierologico da effettuare antecedentemente alla disputa della prima gara ufficiale della stagione sportiva, fissata da calendario in data 03.10.20 e nella quale la Reggina Primavera 2 ha giocato contro la squadra del Crotone”.

Il caso del calciatore positivo

Altro motivo di condanna ha riguardato il fatto di “avere, a seguito della accertata positività del calciatore Misiti Antonino, appresa il giorno 16.10.20, omesso di effettuare le comunicazioni di legge alla Asp competente e relative alla indicazione dei contatti stretti del Gruppo Squadra, impedendo alla stessa di porre in essere le ordinarie operazioni di tracciamento e di contenimento della diffusione del virus Covid-19”.

Il ritardo

Gli accertamenti degli organi competenti hanno permesso così di verificare che è stato richiesto alla Asp competente “di effettuare il tampone al Gruppo Squadra soltanto per il giorno 18.10.20, pur sapendo della positività del Misiti sin dal 16.10.20”. Insomma, la Reggina sapeva, ma si è mossa con grave e colpevole ritardo.

Nessuna quarantena

Dalla lettura del comunicato ufficiale emerge la gravità dei comportamenti messi in atto dalla Reggina e dei quali ne avevamo dato ampio risalto in precedenza. Bisognava mettere la squadra in quarantena e non farla partire per Salerno. E questo emerge dalle carte ufficiali. Si legge infatti che non sono state disposte “l’immediata messa in quarantena e la sorveglianza di tutti i componenti del Gruppo Squadra Primavera 2, a seguito della accertata positività del Misiti”.

La partenza per la Campania

Quindi “è stato consentito o, comunque, non è stato impedito, che il Gruppo Squadra Primavera 2, - anziché rimanere in quarantena dal 16.10.20 negli appositi locali societari o altri concordati con le autorità sanitarie notiziando la ASP di Reggio Calabria per gli incombenti del caso (tra i quali la segnalazione di tutti gli spostamenti e contatti avvenuti fino a quel momento), partisse per la trasferta a Salerno in occasione della partita Salernitana -Reggina del 17.10.20, pur sapendo sin dal giorno 14.10.20, per il tramite del sig. Chiaia Domenico, Dirigente Accompagnatore ufficiale della Primavera 2, della messa in stato di quarantena del Misiti in quanto contatto stretto del padre, risultato positivo al Covid-19 all’esito del test del tampone comunicatogli il giorno 14.10.20”.

Il rischio di esporre altri soggetti al contagio

Viene infine addebitato al presidente Gallo ed al dottore Favasuli, sempre nella veste, rispettivamente, di legale rappresentante del club e di responsabile sanitario, il fatto “di non aver impedito che gli atleti si spostassero dal proprio domicilio (senza concordare soluzioni alternative con la ASP locale) verso il centro sportivo di proprietà della società Reggina, entrando al suo interno per l’esecuzione dei test del tampone nei giorni 18.10.20 e 27.10.20, senza tener conto del fatto che alcuni giocatori provenissero da fuori regione (Di Bella Emanuele, Spaticchia Davide, Russo Santi, Bombaci Stefano, Costa Andre, Guglielmo Giole, Scinaldi Sebastiano e Antoci Matteo) o da località lontane e che potessero esporsi od esporre altri soggetti al contagio da Covid-19”.

La conclusione

È evidente l’approssimazione clamorosa con la quale è stata gestita l’intera vicenda, sollevata proprio da LaCNews24. È chiaro che chi doveva vigilare, all’interno del gruppo dirigenziale amaranto, non ha vigilato, andando incontro ad una serie di errori, omissioni e mancate comunicazioni che potevano esporre altri soggetti al contagio da Covid-19. Adesso c’è anche un Comunicato ufficiale della Figc che conferma quanto avevamo riportato lo scorso ottobre. Con buona pace di chi ha cercato di nascondere anche l’evidenza, facendo, fra le altre cose, una pessima figura.

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