martedì 2 marzo 2021   21:15

Covid, Longo unico delegato all’emergenza: ecco i documenti romani che smentiscono Spirlì

La posizione del commissario straordinario è prevista in verbali e pareri univoci benché al decimo piano della Cittadella si continui ad incedere in un balletto di interpretazioni tanto fantasiose quanto strumentali

di Luana  Costa
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In Calabria continua a generare equivoci e caos ma a Roma l'assegnazione delle deleghe di commissario straordinario per l'emergenza Covid è più che pacifica. Stratificata in verbali e pareri decisamente univoci benché al decimo piano della Cittadella si continui ad incedere in un balletto di interpretazioni tanto fantasiose quanto strumentali.

Questione pacifica

Ma per il ministero della Salute e parimenti per il ministero dell'Economia e delle Finanze non ci sono dubbi: «Non vi è alcun dubbio che il potere-dovere di predisporre i piani di riorganizzazione, come pure di predisporre il programma operativo per la gestione dell'emergenza Covid che racchiude tutti gli interventi adottati e da adottarsi per l'emergenza Covid con riferimento alla programmazione sanitaria, nelle Regioni sottoposte a piano di rientro e commissariate competa esclusivamente alla struttura commissariale, rientrando negli atti organizzativi e gestionali che la normativa riserva in via esclusiva al commissario ad acta designato e si ricorda che la struttura regionale è di supporto alla struttura commissariale».

Il parere dell'ufficio legislativo

La precisazione è contenuta nel verbale del tavolo interministeriale che verifica lo stato di attuazione del piano di rientro in Calabria ma le tre pagine di riferimenti normativi sono interamente riprese dal capo dell'ufficio legislativo del ministero della Salute, Luca Monteferrante, nella stesura del parere richiesto il 7 gennaio 2021 dal commissario ad acta, Guido Longo, ed evasa il giorno successivo: l'8 gennaio 2021. Il contenuto della nota, tutt'altro che ambigua, non ha però impedito al presidente ff della Regione Calabria, Nino Spirlì, di intraprendere ardimentose speculazioni di carattere  teoretico.

Equivoche interpretazioni

Ad esempio, il 13 gennaio dichiara in un comunicato diffuso dall'ufficio stampa che «il soggetto attuatore per l’emergenza Covid-19 è il presidente della Giunta regionale. Lo prevede l’ordinanza firmata il 27 febbraio 2020 dal capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli». E il 27 febbraio effettivamente, Angelo Borrelli, firma quell'ordinanza sotto l'incalzare dell'epidemia. Quel che nel comunicato non si dice però è che quel provvedimento viene superato da lì a breve dal decreto legge numero 18 del 17 marzo 2020 che ha introdotto la figura del commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid 19, in parole povere la nomina di Domenico Arcuri. 

Deleghe superate

In tal senso, il ministero della Salute e il ministero dell'Economia e delle Finanze sono univoci nell'interpretazione: «La normativa in forza della quale la presidente della Regione è stata designata soggetto attuatore dal capo della Protezione civile deve cedere necessariamente il passo, in ogni caso e per il criterio della specialità, alla normativa che disciplina la figura straordinaria del commissario per l'emergenza Covid. Nè, del resto, la figura del soggetto attuatore designato dal capo della Protezione civile può essere confusa con la figura del soggetto attuatore designato dal commissario per l’emergenza Covid, ovvero con la figura del delegato del commissario».

Santelli smentisce Spirlì

Lo afferma il ministero della Salute e il Mef, lo controfirma il capo dell'ufficio legislativo del ministero della Salute ma la circostanza era ben nota al decimo piano della Cittadella già il 13 settembre 2020, quando in una lettera accorata inviata all'ex presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, la governatrice, Jole Santelli, con una buona dose di onestà intellettuale confermava che «nella riunione con il commissario Arcuri e i ministri Speranza e Boccia, Arcuri ha specificato che nelle Regioni in cui è presente il commissariamento ad acta la Regione non è soggetto attuatore». Una dichiarazione diametralmente opposta alla narrazione che il suo successore continua a propalare dal decimo piano della Cittadella grazie al megafono istituzionale garantito dall'ufficio stampa, che giova sempre ricordare è pagato dai contribuenti calabresi.

Regione esautorata

Vi è di più, con grande lungimiranza, oltre che con grande senso di responsabilità, l'ex presidente della giunta, Jole Santelli, aggiungeva in quella lettera: «È necessario che i calabresi sappiano che il Governo si sta assumendo tutta le responsabilità della gestione sanitaria del Covid in Calabria e che la Regione è stata totalmente esautorata». In effetti come conferma ancora una volta il capo dell'ufficio legislativo del ministero della Salute: «Il ruolo di soggetto attuatore in relazione all'attività anti-Covid è riconosciuta in via esclusiva al commissario ad acta».

I cordoni della borsa

Tant'è che i due ministeri affiancanti - Salute e Mef - nell'ambito della periodica verifica degli obiettivi del piano di rientro chiedono anche al commissario ad acta lumi sulla gestione delle risorse trasferite dal Governo in Calabria per fronteggiare l'epidemia. Lo si evince chiaramente quando da Roma si chiedono, ad esempio, verifiche più approfondite sulle contabilizzazioni delle risorse spese dal dipartimento Protezione Civile. Costi che secondo, i tecnici dei due ministeri, sarebbero non correttamente contabilizzate per i quali è stata avanzata richiesta di rimborso al commissario straordinario per l’emergenza Covid e per i quali il suo delegato in Calabria - il commissario ad acta - è quindi chiamato a rispondere in prima persona. 

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