lunedì 11 marzo 2019   17:18

Gioia, milioni di litri d'acqua sprecati per una conduttura rotta da mesi

I residenti sono disposti a pagare di tasca propria per i lavori, ma dal Comune dal 20 dicembre scorso nessuno gli dà il via libera per poter riparare 

di Francesco Altomonte
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C’è una sorgente di acqua potabile che sgorga direttamente da alcune crepe nell’asfalto di contrada Cicerna a Gioia Tauro. Ci troviamo in una zona agricola della città del porto, nella quale da alcuni mesi la rottura di una conduttura idrica non riparata sta producendo una considerevole perdita di acqua potabile e disagi ai residenti. «Si riempiono tre litri al secondo – ha dichiarato Rocco Giofrè, proprietario di una delle case della zona - se li moltiplichiamo dalla data della rottura arriviamo a circa 7 milioni di litri d’acqua potabile che si perdono. La prima segnalazione è stata il 20 di dicembre, siamo all’11 marzo e siamo ancora qui a parlare di questo ruscello».

 

La conduttura si è rotta in una parte di strada in leggera pendenza e per questo motivo l’acqua scende copiosa da mesi nella proprietà della famiglia Giofrè. «In questo momento i danni non si possono quantificare – ha aggiunto Giofrè - ma dovremo rifare tutta la piattaforma in cemento perché si sta sgretolando. L’acqua si infiltra e muove il terreno sottostante. E con il peso dei camion che passano il cemento di sta rompendo».

 

I proprietari di Contrada Cicerna sono esasperati, perché nonostante i numerosi solleciti e la disponibilità ad accollarsi i costi della riparazione, nessuno del comune si è presentato neanche per un sopralluogo. «Abbiamo fatto circa 25 segnalazioni dal 20 dicembre scorso – ha concluso Giofrè - All’inizio credevano che i ritardi dipendessero dal fatto che c’erano le feste in mezzo. Sono passati, però, quasi tre mesi. Dal comune ci dicono che non ci sono risorse e noi ci crediamo, però abbiamo fatto presente che noi siamo disposti a accollarci le spese per il tubo e lo scavatore, però ci devono dare il permesso, altrimenti noi non abbiamo il diritto a intervenire. Ad oggi, però, neanche il permesso ci hanno dato».

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