lunedì 17 giugno 2019   20:58

Lucano a processo, ascoltati i primi testi del pm: «A Riace regnava il caos»

L’ex sindaco accusato insieme ad altri 26 imputati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa e abuso d’ufficio sulla gestione dei progetti di accoglienza ai migranti

di Ilario  Balì
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È durata quasi 12 ore la seconda udienza del processo a carico dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano (oggi assente in aula), accusato insieme ad altri 26 imputati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, truffa e abuso d’ufficio sulla gestione dei progetti di accoglienza agli immigrati. Rigettate le questioni preliminari sollevate dagli avvocati, il collegio presieduto da Fulvio Accurso, ha ammesso tutti i testi della difesa, fatta eccezione per Vittorio Sgarbi.

 

In giornata sono stati escussi i primi testi del pm. Si tratta del colonnello della Guardia di Finanza Nicola Sportelli e di un funzionario del Ministero dell’Interno. Sportelli, rispondendo alle domande del pubblico ministero Michele Permunian sulle indagini effettuate, ha evidenziato come «Non ci sia stata evidenza pubblica nell’assegnazione degli ingenti fondi provenienti dal Ministero, ma si è proceduto all’affidamento diretto. L’associazione Città Futura, presieduta da Ferdinando Capone - ha affermato - era gestita formalmente da Lucano». Il finanziere ha rimarcato anche il “caos amministrativo” che regnava a Riace dove «Era impensabile gestire milioni di euro per gli immigrati senza strutture e professionalità adeguate».

 

È stata poi la volta di Enza Papa, funzionaria del Viminale, la quale ha spiegato il meccanismo di accesso ai finanziamenti per i progetti di accoglienza e il modo in cui venivano erogati i servizi. Dal monitoraggio effettuato a Riace, il funzionario ministeriale ha rilevato «l’assenza di contratti di locazione delle strutture in cui erano ospitati gli immigrati, che non risultavano neppure censite». Le altre anomalie riscontrate dall’ispettore ministeriale hanno riguardato «la debolezza dei servizi minimi che non erano garantiti agli immigrati» come ad esempio un monte ore settimanali di alfabetizzazione della lingua italiana.

 

Le generiche criticità evidenziate hanno incuriosito ma non soddisfatto il presidente del collegio Accurso, il quale ha invitato le parti ad individuare le precise responsabilità singole. A margine dell’udienza i legali di Lucano hanno chiesto l’inutilizzabilità delle intercettazioni captate nell’auto dell’ex primo cittadino, considerando il veicolo come “luogo di privata dimora”. Una richiesta a cui la pubblica accusa si è opposta chiedendo il rigetto. Il giudice si è riservato di decidere nelle prossime udienze.

 

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