sabato 6 luglio 2019   20:22

La libertà di stampa ai tempi di Mario Occhiuto non è il colera ma quasi

Il sindaco di Cosenza oggi ci ha pesantemente attaccati definendoci “banditi politici e ricattatori”. Un aspirante presidente di Regione dovrebbe sempre avere senso della misura e contegno. Il primo cittadino bruzio ci avrebbe riservato tutt’altro atteggiamento se non avessimo scritto che la sua candidatura incontra resistenze e difficoltà ad essere accettata nel centrodestra. Sicuramente ci avrebbe proposto anche per il premio Pulitzer se avessimo avallato il silenzio sulle sue pesanti inchieste giudiziarie

di Pasquale Motta
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Mutuerò il titolo del bellissimo romanzo di Gabriel Garcia Marquez, “L'amore ai tempi del colera” per un uso molto meno nobile. Se Marquez ci raccontava una bellissima storia d’amore, in questo caso sono costretto a raccontarvi una miserabile storia di odio per la libertà di stampa di un’aspirante governatore della Calabria. In una soleggiata giornata di luglio, infatti, la nostra testata è finita in una lista definita di “banditi politici e ricattatori”. Quello che è più grave che a redigerla sia stato il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. Da quanto scrive il primo cittadino bruzio, tuttavia, saremmo in buona compagnia, gli altri iscritti a tale “consorteria di malfattori”, infatti, sarebbero, La Gazzetta del Sud, qualche pm e un blog locale. Al primo impatto, leggere una sequenza di così macroscopiche sciocchezze vergate, tra l’altro, da chi già si sente governatore in pectore della Regione Calabria, farebbe pensare ad un colpo di sole in riva alla costa cosentina. E invece no. Tutto risulta essere maledettamente serio, considerato che, le deliranti esternazioni facebbucchine di Occhiuto, sono state prontamente rilanciate da una blasonata testata giornalistica calabrese alimentata da anni da un lauto contratto di agenzia stampa al comune bruzio. Ma chiaramente, per Occhiuto, la stampa buona è questa, quella pronta a genuflettersi e a sostenere: “tutto va bene madama la marchesa, non prima di aver ricevuto in cambio una sostanziosa prebenda".


I componenti della lista nera redatta dal sindaco di Cosenza, “i banditi politici e ricattatori” del povero e depresso Occhiuto, dunque, sarebbero responsabili di lesa maestà al neo aspirante al “trono” del governatorato della Calabria. Ci verrebbe da ridere e liquidare queste deliranti riflessioni di Occhiuto con una tagliente citazione di Flaiano, “la situazione politica in Calabria è grave ma non è seria”. Ma non possiamo. Abbiamo il dovere di difendere la dignità dei nostri giornalisti e della nostra testata. Abbiamo il dovere di impedire al potente di turno di assurgere la menzogna a verità. Una stampa libera e indipendente dovrebbe sempre avere questo compito. Una stampa libera e indipendente non si fa intimorire dal rampante politico di turno.

 


Mario Occhiuto non è uno qualsiasi ma, bensì, colui che si è candidato a guidare la Regione. Già solo l’aspirazione ad una delicata funzione del genere, presupporrebbe misura nelle dichiarazioni, contegno e, soprattutto, equilibrio. La scomposta dichiarazione di questa mattina invece, rivela, bulleria da cantina, arroganza, falsità, prepotenza. Diversamente come bisognerebbe leggere la squalificata e squalificante performance di Occhiuto? Colpo di testa o intimidazione?

 

Per quanto le due opzioni siano gravi entrambi, le seconda sarebbe la più grave di tutte. Occhiuto si rassegni, con LaC News24 casca male. Se la squalificata e squalificante affermazione di oggi è la conseguenza di un colpo di testa causato dello stress accumulato nelle vicende politiche che lo riguardano, la vicenda si potrebbe risolvere con formali scuse alla nostra testata e alla redazione e, nel caso scegliesse questa opzione, anche un giusto periodo di riposo, affinché Occhiuto possa ritrovare la lucidità necessaria per gestire le sue vicende politiche, personali e giudiziarie. E, soprattutto, per intrattenere con la stampa la giusta relazione che converrebbe ad un politico con la P maiuscola. Tuttavia siamo scettici sulla possibilità che il sindaco di Cosenza scelga questa strada e, d’altronde, di maiuscole nel suo percorso se ne vedono poche, se non quelle che caratterizzano le sciocchezze che afferma. Si rassereni Occhiuto, a noi di LaC News24 delle sue aspirazioni politiche interessa poco, a noi interessa informare l’opinione pubblica. Quello è il nostro mestiere. Quello è il nostro dovere. Se il futuro presidente si chiamerà Occhiuto, Oliverio o semplicemente Vattelapesca, cambia poco. In ogni caso ficcheremo il naso nel suo operato, perché quello è il nostro compito. Evidentemente il nervosismo di Occhiuto verso le nostre testate è da mettere in relazione alle nostre analisi editoriali sulle difficoltà del sindaco di Cosenza a conquistare la nomination a candidato alla presidenza della Regione per il centrodestra. In una democrazia sana, un giornalista non dovrebbe mai ricordare ad un politico “liberale” come Occhiuto, che una stampa indipendente ha il sacrosanto dovere di raccontare la verità e analizzare l’operato degli uomini pubblici. In una democrazia liberale sana, il sistema, funziona così. Se per applicare questo semplice principio, in una democrazia, veniamo accusati da un aspirante ad una carica pubblica di essere “banditi politici e ricattatori”, qualcosa nella macchina della democrazia deve essersi seriamente inceppato. In Cile negli anni 70 durante la dittatura fascista di Pinochet, chi criticava il regime veniva accusato di cospirazione ai danni dello Stato. In Russia ai tempi della dittatura comunista di Stalin, invece, di attività controrivoluzionaria. A Cosenza nel 2019, ai tempi di Mario Occhiuto, si rischia di finire nella lista nera dei calunniati. Alla faccia della democrazia liberale. Il tentativo di delegittimazione della stampa che analizza criticamente l’azione politica del sindaco di Cosenza, pone seri interrogativi sulla qualità della sua cultura democratica.

 


Occhiuto cerca di accreditare la tesi secondo la quale, le nostre critiche giornalistiche, siano mosse da un presunto contenzioso tra la Pubbliemme, una delle società del nostro gruppo editoriale e il Comune di Cosenza. Tali affermazioni, facilmente confutabili dagli atti, saranno chiarite dall’ufficio legale della Pubbliemme, la quale valuterà le forme opportune per difendere la propria reputazione. Sappiamo però che la vicenda di cui parla Occhiuto risale a circa otto anni fa. Per quanto ci attiene come testata giornalistica invece, è doveroso prendere una posizione non solo per difendere la dignità di tutti colleghi che lavorano con le nostre testate ma, soprattutto, per impedire che la verità sia scritta dalla cialtronesca visione di potere del Sindaco di Cosenza, il quale, evidentemente, ritiene che la buona stampa sia quella che confezioni marchette al “Principe”.

 

Per la Pubbliemme risponderà la Pubbliemme, sappiamo per certo, però, che i fatti non sono cosi come li racconta il Sindaco Occhiuto. L’unica cosa certa di oggi, invece, è che tutto il settore della pubblicità a Cosenza è fuori controllo e in mano all’abusivismo più selvaggio. Ciò, la dice lunga sulla presunta battaglia della legalità tanto decantata dal primo cittadino bruzio.


Il contezioso con la Pubbliemme risale a circa 8 anni fa, negli anni successivi la storia è andata un po’ diversamente da quella raccontata oggi dal primo cittadino bruzio. I fatti smentiscono radicalmente la sua maldestra e malevola ricostruzione.
E’ appena il caso di ricordare allo smemorato primo cittadino silano, la grande visibilità che le nostre testate hanno dedicato ad alcuni importanti eventi della sua sindacatura, come l’inaugurazione del ponte di Calatrava, seguito dal nostro network fin dalla sua presentazione a Montecitorio. E ancora. Le ospitate nei talk condotti dal sottoscritto o presso lo stesso ufficio del sindaco. E ancora. La visibilità a tutti gli eventi dell’amministrazione comunale cosentina. In quelle occasioni, chiaramente gli elogi si sono sprecati. In quelle occasioni, il presunto contenzioso con la Publiemme non sembra turbasse i sonni di Mario Occhiuto.


La verità è un'altra. E’ molto più miserabile se vogliamo. Occhiuto ci avrebbe riservato tutt’altro atteggiamento se non avessimo scritto che la sua candidatura a presidente della Regione incontra resistenze e difficoltà ad essere accettata nel centrodestra. Sicuramente ci avrebbe proposto anche per il premio Pulitzer se avessimo avallato il silenzio sulle sue pesanti inchieste giudiziarie, una di riciclaggio internazionale insieme all’ex ministro Clini a Roma, il cui processo sarà presto calendarizzato, due per bancarotta fraudolenta riconducibili alle sue attività imprenditoriali, una per peculato e abuso d’ufficio relativamente ai suoi rapporti con un suo ex collaboratore e, un’altra ancora, sempre per abuso d’ufficio insieme all’attuale governatore della Calabria.


In realtà, nelle sue prese di posizione di oggi, Mario Occhiuto ha semplicemente buttato la maschera. Una maschera che in qualche modo avevamo già intercettato leggendo i commenti di alcuni profili falsi, i cui contenuti erano molto simili a quelli che oggi ha declinato il capo della ditta. I commenti di quei falsi profili violentemente diffamatori sono stati monitorati e, ad oggi, ne abbiamo censito almeno 25, tutti denunciati e segnalati alla polizia postale, molto presto conosceremo i loro numeri e sapremo chi sono. Nel frattempo, noi continueremo a fare il nostro lavoro d’informazione, anche nei confronti di Mario Occhiuto, continuando a informare l’opinione pubblica sia delle cose buone che farà come sindaco, sia delle cose cattive di cui si dovesse rendere protagonista. Sappia però Occhiuto che non ci piegheremo alle minacce, alle diffamazioni e ai tentativi di delegittimazione. In quel caso Occhiuto come chiunque altro troverà pane per i suoi denti. I giornalisti di Lacnews24 hanno un solo vangelo: l’art. 21 della Costituzione Italiana.

 


Pasquale Motta

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Mario occhiuto liberta stampa cosenza

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