domenica 21 luglio 2019   13:15

La preferenza di genere torna a scuotere il Consiglio. Bausone: «Si rispetti lo Statuto»

Con la maggioranza spaccata e il governo Oliverio in agonia, torna ad agitare i consiglieri regionali la legge sulla doppia preferenza. La proposta non è quella bocciata di Flora Sculco ma proviene dai Comuni e per la consigliera di San Luca «non necessita di emendamenti e può essere direttamente applicabile»

di Riccardo Tripepi
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Alessia Bausone, giurista esperta nelle pari opportunità, da qualche mese è consigliera comunale a San Luca. E’ stata promotrice della legge sulla doppia preferenza di genere su cui hanno deliberato favorevolmente molti comuni tra cui il capoluogo di Regione Catanzaro e che sarà discussa martedì prossimo dalla I Commissione “Affari Istituzionali” del Consiglio Regionale.

Torna la legge sulla doppia preferenza di genere in consiglio regionale. Sarà la volta buona?

«La faccia la si può perdere una volta sola. Ora c’è solo la possibilità di raccoglierla da terra. Al netto delle battute, voglio chiarire che questa proposta di legge che sarà esaminata dalla I Commissione del Consiglio regionale presieduta da Franco Sergio è differente da quella che aveva la firma di Flora Sculco. Questa nuova proposta prevede le quote di lista 40/60, la doppia preferenza e la parcondicio di genere. Non necessità di emendamenti ed è di diretta applicazione della legge nazionale 20/2016 e dei principi della Costituzione e della giurisprudenza costituzionale. Il dossier sul tema a disposizione dei componenti della Commissione sul sito web del Consiglio regionale è ben fornito da questo punto di vista, per cui invito i consiglieri dubbiosi a sfogliarlo. Non dimentichiamo, inoltre, che lo Statuto regionale, ossia quello che possiamo definire “atto fondamentale” della Regione Calabria ha tra i suoi principi e le sue finalità, all’articolo 2, lettera d), “la rimozione di ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, economica e culturale, nonché la promozione della parità di accesso tra gli uomini e le donne alle cariche elettive” e nell’articolo 38, comma 2 precisa: “La legge regionale promuove la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive”. Motivo per cui l’inserimento di questi meccanismi che si chiamano “strumenti di riequilibrio di genere” all’interno della legge elettorale dovrebbe essere un passaggio quasi meramente burocratico, data la chiarezza e la graniticità dell’impianto giuridico attualmente in essere».

Lo scorso 8 marzo, giorno in cui si festeggiano le donne in tutto il mondo, sono stati depositati in consiglio regionale dei progetti di legge bipartisan alternativi a quella che era la legge Sculco sulla doppia preferenza di genere….

«Le due proposte depositate lo scorso 8 marzo violano entrambe il dettato della legge nazionale con la scusa di una asserita “autonomia regionale” in tema di legislazione elettorale. Ma, il margine di autonomia si restringe quando si è di fronte alla promozione della parità di genere. viene meno. Li interpreto come un mero tentativo ostruzionistico. Nel merito, la proposta di Tonino Scalzo, Vincenzo Pasqua e Giuseppe Morrone prevede una presenza paritaria a livello di candidature di donne e uomini all’interno delle singole liste elettorali (ipotesi legittima) e la cosiddetta “tripla preferenza di genere” come per le elezioni europee. La seconda, a firma del capogruppo della lista “Oliverio Presidente” Orlandino Greco (che votò contro la legge Sculco) e di Giovanni Arruzzolo, prevede la quota di lista 50/50, la preferenza unica e l’abbassamento delle soglie di sbarramento, cosa che non c’entra assolutamente nulla con le misure per promuovere la parità di genere».

Questa proposta di legge regionale proviene dai Comuni, perché si è scelta questa strada?

«Si parla tanto di civismo. Il Comune è l’ente più vicino ai cittadini e ben ne può interpretare sentimenti ed esigenze, come quella di un protagonismo femminile che vediamo già nelle Università, nel mondo delle libere professioni, nella sanità e che può arrivare anche in politica (e anche in Calabria). Ho redatto questa proposta che segue una procedura particolare, ossia quella di avanzare progetti di legge regionali su iniziativa degli enti locali. Siamo partiti da Catanzaro in quanto Capoluogo di Regione perché incarna simbolicamente tutta la Calabria e lo si è potuto fare grazie ad una consigliera comunale competente e coraggiosa come Manuela Costanzo che ha fatto sua la proposta ed è riuscita a farla approvare all’unanimità. Molti Comuni grandi e piccoli di ogni colore politico (o senza colore politico) hanno deliberato favorevolmente in merito a questa proposta e sempre all’unanimità. Parliamo di Cosenza, Rende, Bovalino, Ricadi, Arena, fino ad arrivare anche a San Luca. Debbo evidenziare, invece, che il Comune di Reggio Calabria a guida Partito Democratico, nonostante il suo sindaco abbia presenziato a convegni e assemblee esprimendosi favorevolmente sul tema, non ha mai calendarizzato la proposta e nemmeno Crotone, città di Flora Sculco».


Forza Italia ha contribuito ad affossare in consiglio regionale la legge Sculco sulla doppia preferenza perché ritenuta troppo caratterizzata a sinistra, questa proposta farà la stessa fine?

«Questa è una proposta civica ed è stata approvata all’unanimità in primis a Catanzaro, città governata da vent’anni da Forza Italia e successivamente anche a Cosenza, città del candidato in pectore alla presidenza della Regione del centro-destra. Lo stesso Mimmo Tallini in una seduta del consiglio regionale dichiarò: “Siamo anche noi per la preferenza di genere. Io mi onorerei di apporre la firma ad una proposta di legge sulla parità di genere”…Oggi può farlo, come lo hanno fatto i consiglieri comunali di Catanzaro che fanno parte del suo gruppo (e della sua struttura in Regione)».


Lei ha chiesto a FI di non limitarsi a comunicati stampa sul rinvio della data delle elezioni regionali, ma di proporre la mozione di sfiducia, perché non succede?

«Chiariamo, ho evocato la mozione di sfiducia (o le dimissioni in blocco della maggioranza del consiglieri) sfidando il gruppo regionale di Forza Italia secondo il loro pubblico ragionamento sull’asserita agonia istituzionale della Regione Calabria. Non succede e non succederà, a mio avviso, perché andare al voto senza il sostegno delle corpose strutture e dei privilegi di consigliere per molti potrebbe essere un danno ingente in termini di voti e, quindi, di rielezione. Ma, come ho “sfidato” Forza Italia, lo faccio con il Presidente Mario Oliverio, ponga la questione di fiducia su questa proposta di legge sulla parità di genere, espressione dei territori e del civismo: è una battaglia culturale, di legalità e di civiltà».

Riccardo Tripepi

 

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