domenica 18 agosto 2019   13:00

Il treno non c'è ma Gioia Tauro e Rosarno si contendono la fermata

VIDEO | Scontro politico e accuse di campanilismo intorno alla sola richiesta a Trenitalia di attivare il Frecciarossa Reggio-Milano

di Agostino Pantano
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C’è uno scontro politico in atto, ma qualcuno ha fatto volteggiare nel dibattito finanche termini come campanilismo. A farsi la guerra Gioia Tauro e Rosarno, che si contendono la fermata di un treno Freccia Rossa Reggio Calabria-Milano che, però, per il momento non esiste. Infatti, il consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Pedà, in una interrogazione ha chiesto a Treniatalia e alla Regione di fare di tutto per attivare un convoglio che coprirebbe il viaggio in appena 8 ore, con binari ad alta capacità e velocità che gia ci sarebbero. Apriti cielo, perché il politico gioiese ha proposto che una delle soste di questo treno futuribile sia individuata nella sua città, ovvero Gioia Tauro, scontentando così il sindaco rosarnese e compagno di partito, Giuseppe Idà, che rivendica la maggiore importanza della “sua” stazione che dista pochi chilometri dalla città del porto. Mentre a favore della fermata gioiese ci sarebbe il fatto che l’impianto è stato recentemente riammodernato da Rfi, ed oggi è un gioiello per pulizia e funzionalità – e dove l’ingresso è previsto tramite i tornelli -, sulla sponda rosarnese ritengono invece che la fermata sarebbe preferibile perché in città gravita anche l’utenza che proviene dalla Locride, tramite un bus navetta di una ditta privata.


«Anche a Gioia Tauro esistono collegamenti da e per il versante Jonico reggino – spiega il sindacalista Giovanni Tomaselli – e non sarebbe difficile potenziare i servizi collegandoli agli orari dei treni». Chi vincerà tra Gioia Tauro e Rosarno è ancora presto per dirlo, visto che nessuna certezza si ha che la Freccia alla fine viaggi. Intanto, però, più di un dubbio suscita la condizione dello scalo rosarnese vista l’evidente necessità di ammodernarlo e vista la sporcizia dell’area intorno, dove peraltro fa brutta mostra di sé un’autostazione finita e mai entrata in funzione, monumento allo spreco di denaro pubblico e inquietante simbolo del fallimento dei servizi intermodali per cui la città paga.

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