martedì 20 agosto 2019   15:17

I vicini svegliati dalle liti e dalla caduta fatale che ha ucciso Annamaria

VIDEO | È ancora giallo sulla tragica morte della donna precipitata dal balcone di un residence di Parghelia e morta a seguito delle gravi ferite riportate. La posizione del marito è al vaglio degli inquirenti

di Francesco Altomonte
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Si tinge di giallo la vicenda della morte di Annamaria Sorrentino, la 30enne sordomuta di Casoria, in Campania, morta stamattina all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro per le gravi ferite riportate a seguito della caduta dal balcone di un residence di Parghelia. Una morte sulla quale indagata adesso la Mobile di Vibo Valentia coordinata dalla procura e nella quale la posizione del marito della donna è al vaglio degli inquirenti.
La donna stava trascorrendo un periodo di ferie in un appartamento di località Bordila di Parghelia, insieme al marito e ai due figli e ad altre due coppie di amici, tutti sordomuti.


Secondo quanto appreso dai vicini, ancora sconvolti per quanto accaduto, Annamaria Sorrentino e suo marito avrebbero litigato violentemente per tutta la serata di Ferragosto. Un litigio che si era protratto fino a tarda notte, quando uno dei vicini preoccupato che la situazione potesse degenerare, aveva chiamato i carabinieri, giunti in località Bordila intorno alle 3.30 del mattino. Un intervento che aveva calmato gli animi per poche ore. La discussione, seppur non in tono acceso, sarebbe proseguite anche il giorno successivo, fino al 16 pomeriggio, quando i vicini hanno sentito un tonfo scoprendo il corpo della donna nel vialetto. la donna era precipitata sbattendo prima su un parapetto e poi al suolo.
Un volo di cinque metri, concluso su un vialetto di cemento che mette in comunicazione le villette a schiera del complesso turistico. Restano molti interrogativi sulla morte della donna originaria di Casoria in Campania. La versione fornita dai vicini di casa della coppia di Casoria, su quanto accaduto la notte precedente alla caduta della donna, è stata verbalizzata dagli investigatori che, dopo avere sequestrato la cartella clinica, hanno interrogato a lungo il marito grazie all’aiuto di un interprete della lingua dei segni.

 

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