venerdì 23 agosto 2019   15:32

«Stava male»: è giallo sulla scomparsa del direttore della fondazione Betania

VIDEO | Il presidente dell'ente, don Biagio Amato, ricorda gli ultimi giorni di lavoro di Massimo Torregrossa: «Era nervoso e dimagrito»

di Luana  Costa
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L'auto parcheggiata sotto un noto hotel proprio all'ingresso di Catanzaro, specchietti diligentemente ripiegati e un grosso antifurto applicato allo sterzo. Sono questi gli unici indizi rimasti di Massimo Torregrossa, scomparso dal 13 agosto scorso e su cui si stanno concentrando le indagini dei carabinieri, dopo la denuncia presentata dalla moglie alla stazione di Soverato. Si scava, infatti, nella vita privata del 51enne dipendente amministrativo di Fondazione Betania, con un passato in abito talare, appeso ad un chiodo per convolare a nozze con la donna da cui negli ultimi mesi si stava però separando. «I suoi colleghi avevano notato che Massimo in queste ultime settimane era nervoso, era agitato» - ha dichiarato il presidente dell'ente, don Biagio Amato. «Loro mi hanno riferito ma mi sono accorto anche io che non amava parlare della sua vita privata. L'ultima volta che è venuto a lavorare il 12 agosto scorso. Ero qui nella mia segreteria, alla domanda di vederlo stanco e anche un po' dimagrito, lui ha risposto sto facendo una cura dimagrante. Ho capito che non ne voleva parlare e non ho insistito». 

 

Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento dell'auto, la pista battuta dai militari dell'arma è stata quella del suicidio. Pochi passi separano infatti dal viadotto Morandi setacciato palmo a palmo ma con esito negativo. Scartata l'ipotesi quindi dell'insano gesto, l'unica rimasta in piedi per ora è quella dell'allontanamento volontario. Via Barrio è, infatti, una zona di passaggio e da cui partono gli autobus diretti fuori regione. Non si esclude che il 51enne possa aver fatto ritorno in convento. «Io - continua  don Biagio Amato - ho un suo messaggio di risposta ad uno suo messaggio, dove chiedevo perchè giorno 13 in cui chiedevo come mai non era venuto al lavoro, a cui aveva risposto dicendo che non stava bene. Poi le comunicazioni si sono interrotte dal 14 in poi».

Luana Costa

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